Nostra Signora delle Camelie , ( Auditorium Montale – 24-25-26 Novembre 2016 )

logo colorato trasparenzaAUDITORIUM MONTALE – 24 -25 Novembre 2016 h. 10.30

26 Novembre ore 16.00

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testo e regia di Fausto Cosentino

con Francesca Faiella

una produzione Lunaria Teatro

…ovvero: passione, morte e trasfigurazione di Margherita Gauthier.

Si recita ancora nel mondo “La signora delle camelie”. E’ un mito che dura nel tempo.

Tutti conoscono la vicenda di Margherita Gauthier, sia attraverso il dramma di Dumas che – e soprattutto – attraverso “La traviata” di Verdi. Ma il testo dello spettacolo prende il via dal romanzo di Dumas: un romanzo intriso di morte fin dalle prime righe e che lo percorre tutto fino alla fine.

Ed è questo lungo “morire” che mettiamo in scena: i ricordi, i deliri, le sofferenze, gli aneliti di Margherita Gauthier, ed infine il suo “martirio”. In una stanza vuota, in cui troneggia un letto sfatto di abbagliante candore, circondata di fiori bianchi, la protagonista di questo monologo vive gli ultimi giorni della sua vita, sospesa fra il presente, un passato breve ma felice e i suoi deliri visionari di moribonda. Una donna sola, abbandonata da tutti, che cerca conforto nei suoi ricordi e nell’illusoria speranza di un futuro che, come lei sa benissimo, non le lascia più molto tempo.

Il pubblico crede nel “martirio” finale di Margherita e la sua morte viene interpretata come una ascesa al cielo o una trasfigurazione, dopo tante sofferenze.

Così la critica:

Dramma.it

Scritto da Maria Dolores Pesce.

 

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Oltre la narrazione che si sviluppa in scena, al di là del velo dell’azione drammaturgica si individua spesso il filo rosso irrisolto della coscienza del personaggio che quell’azione “agisce” e in quell’azione cerca, in qualche modo, la sua autonoma realizzazione. Talora un tale non detto è afferrato dall’interprete che lo trasfigura nella sua scelta recitativa, e nello specifico non possiamo non ricordare Eleonora Duse e le sue memorabili, innumerevoli e anche cangianti interpretazioni di “Dame aux Camélias”, talora può diventare l’occasione e la suggestione per una nuova drammaturgia. È questo, a mio avviso, il caso di questa scrittura scenica (il cui titolo si completa con “ovvero passione, morte e trasfigurazione di Margherita Gauthier) di Fausto Cosentino che ne è anche il regista.
Lo spettacolo affronta dunque con efficace monologo il transitare verso la morte, e quindi verso il “mito”, di quella ipotetica donna la cui vita ha trovato in un certo senso compimento nel romanzo e poi nel dramma di Dumas ed infine nella immortale Traviata di Giuseppe Verdi.
Ora è sola, oppressa dalla malattia in fase terminale, ed attorno a lei vivono solo fantasmi, i fantasmi di quei personaggi che l’hanno accompagnata alla ribalta della vita in scena. Si apre così quasi un percorso di purificazione, più che di trasfigurazione, dalle tonalità a volte mistiche che tentano di riscattare sia la persona che il personaggio.
Un percorso simbolico che affonda il coltello anche in quella immagine del femminile così radicata nell’immaginario maschile da interferire nel percorso di riscatto, quasi che questo immaginario gravasse come una soma sulla voglia di capire e cambiare.
Una drammaturgia comunque interessante nel suo transito scenico incardinato su un grande letto bianco, sfatto, e le immancabili bianche camelie, interessante ed interpretata, forse con eccesso di misura accademica, da una apprezzabile Francesca Faiella. Luci e scene, già descritte, di Giorgio Panni e Giacomo Rigalza.

www.Sipario.it, 10 agosto 2016

Il romanzo di Alexandre Dumas figlio, La signora delle camelie, ha eternato nell’immaginario del pubblico la figura di Margherita Gautier, personaggio sofferto e vittima del capriccio del mondo borghese. La rilettura fatta da Fausto Cosentino su un testo tanto complesso e sfaccettato è una scommessa vinta senza alcun dubbio, specialmente grazie alla bravura della protagonista Francesca Faiella. La produzione della Lunaria Teatro, così come fatto nell’ambito della rassegna Festival in una notte d’estate, sceglie come ambientazione il chiostro di San Matteo a Genova. Il chiostro racchiude la scenografia costituita da un letto disfatto, accanto al quale è accesa una candela, diverse camelie e altre candele ai piedi del letto. Si presenta subito un luogo ristretto e claustrofobico che sarà per Margherita non più un giaciglio ma una cellula di dolore dal quale si alterneranno i ricordi e le speranze che andranno fatalmente a spegnersi. Francesca Faiella si dimostra ispirata e calata perfettamente in un personaggio intenso e tragico. Attrice a tutto tondo, la Faiella stupisce il pubblico con gli accenti sofferti della voce, con il sorriso acceso dalla speranza e occupando lo spazio scenico con tempi perfetti. La veste diafana e il velo costituito da una coperta candida la fanno apparire nello stesso istante un angelo sacro e profano, condannato alla morte più dall’abbandono dell’amato che dalla malattia che lo sta consumando. Il monologo interiore della attrice, unica presenza in scena, si dipana senza cali di tensione e risulta molto coinvolgente nell’alternarsi tra le parole proferite all’amato assente e crudele e le immagini terrifiche che si alternano nella mente di una Margherita sempre più delusa e prossima alla fine. È un cammino doloroso quello che la protagonista intraprende e che la Faiella accende di tratti sempre più marcati. Si alternano il tema dell’amore, la disperazione e la speranza, che l’attrice rende con mirabile capacità. Margherita ha la voce e le fattezze di una sacerdotessa dell’amore e del dolore, della colpa e dell’espiazione. La vicenda della bella cortigiana parigina si chiude con la sua morte, ma ancor più con la sua sublimazione: indossata dalla Faiella una veste bianca che ne arricchisce la figura, Margherita pare innalzarsi al cielo come una santa in estasi, affrancata dal dolore e dalla miseria terrena. Il peccato, che Margherita temeva irrecuperabile, si scioglie nel perdono e nell’applauso convinto del pubblico. Molto convincenti anche le scelte musicali, con diversi brani de La Traviata di Giuseppe Verdi, opera basata appunto su La signora delle camelie.

Gabriele Benelli